Quota disperati

“Nel nostro sistema economico, ci deve essere sempre una quota di disoccupati, se tutti lavorassero l’economia imploderebbe.”
È una frase che suona cinica, quasi disumana. Eppure descrive con sorprendente lucidità uno dei pilastri non dichiarati della nostra società.
I dati sui tassi della disoccupazione vengono spesso sbandierati come campanelli d'allarme della nostra situazione politica, anche se ho descritto in altri articoli la differenza tra disoccupati e inattivi e come questi vengono calcolati, e possono essere anche manipolati a seconda della convenienza.
Inoltre, anche a livello sociale, definirsi disoccupato è spesso visto come un'onta, una situazione di cui vergognarsi, sia in famiglia che con i propri amici il solo dire che non si ha un lavoro sembra essere una condanna sociale, anche se oggi ci sono tanti modi di guadagnare, per esempio on line, con il mondo crypto, facendo compra-vendita, ed altre attività alternative al classico posto fisso di Fantozziana memoria.
La disoccupazione rappresenta sorta di “valvola di sicurezza” per il nostro modello economico.
L’esistenza di una quota di persone senza lavoro ,o con lavori precari, sottopagati, instabili , contribuisce a mantenere il mercato del lavoro competitivo. Se tutti lavorassero, e se tutti avessero un impiego stabile e dignitoso, il potere contrattuale si sposterebbe drasticamente verso i lavoratori. I salari salirebbero, le aziende faticherebbero a trovare personale, i costi aumenterebbero.
La verità scomoda è che alla nostra società serve una quota di “disperati”. Persone che accettano condizioni peggiori perché non hanno alternative. Persone che tengono bassi i salari medi, che rendono credibile la minaccia del “se non ti va bene, fuori c’è la fila”. È una dinamica che non viene mai detta apertamente, ma che tutti conoscono. La competizione nel mondo del lavoro non nasce solo dall’ambizione o dal talento: nasce dalla paura. Paura di perdere il posto, paura di non arrivare a fine mese, paura di scivolare un gradino più in basso.
Immaginiamo ora lo scenario opposto: una società in cui tutti lavorano. Occupazione piena, zero disoccupazione. A prima vista sembra un’utopia. Ma in questo scenario i prezzi probabilmente salirebbero, l’inflazione aumenterebbe, i salari dovrebbero crescere per attrarre lavoratori. I servizi costerebbero di più, alcuni modelli di business diventerebbero insostenibili. Non perché “sbagliati” in senso assoluto, ma perché basati su manodopera abbondante e a basso costo. In altre parole: il problema non sarebbe che tutti lavorano, ma che l’economia attuale è costruita sull’idea che qualcuno debba sempre essere sacrificabile.
Paradossalmente, l’AI potrebbe rendere ancora più evidente ciò che il sistema ha sempre fatto: creare una classe di persone “in eccesso”. La differenza è che questa volta non si tratterà solo di manodopera poco qualificata, ma di professionisti, impiegati, tecnici, creativi. Persone che hanno fatto tutto “giusto” e che si ritroveranno improvvisamente fuori dal mercato.
La domanda allora non è se ci sarà disoccupazione. Quella, in un modo o nell’altro, il sistema la produce sempre. La vera domanda è: fino a che punto una società può reggersi sull’idea che una parte dei suoi membri debba essere esclusa, precarizzata, resa ricattabile?
Insomma, abbiamo capito che una "quota disperati" nella nostra società ci deve essere sempre, però quando questo numero aumenta troppo, e diventa una percentuale troppo corposa della popolazione, e la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi, potrebbe nascere il rischio di una qualche rivoluzione o protesta collettiva?
È per questo che il sistema ci vuole disperati ma non troppo, ogni tanto ci deve lanciare qualche briciola sotto il tavolo, qualche contentino che ci distragga per un po' di tempo: ecco, questa è la formula perfetta "disperati ma distratti", e i cittadini diventano sudditi subordinati e obbedienti.
Grazie dell'attenzione e alla prossima.
Immagine realizzata con ChatGPT
Vediamo di rispondere per quote😆:
1)“Nel nostro sistema economico, ci deve essere sempre una quota di disoccupati, se tutti lavorassero l’economia imploderebbe.”
Nei paesi delle banane e dei fichi secchi senza ombra di dubbio. Nei paesi virtuosi non se lo sognano nemmeno (in Norvegia, come qua e là nei paesi scandinavi in generale, la dispccupazione è pressochè sconosciuta)
2)"Inoltre, anche a livello sociale, definirsi disoccupato è spesso visto come un'onta, una situazione di cui vergognarsi, sia in famiglia che con i propri amici il solo dire che non si ha un lavoro sembra essere una condanna sociale, anche se oggi ci sono tanti modi di guadagnare, per esempio on line, con il mondo crypto, facendo compra-vendita, ed altre attività alternative al classico posto fisso di Fantozziana memoria."
Ma per chi vive in qualsiasi paese dalla valuta forte può essere utile più che altro a studenti e casalinghe, dato che il massimo che si riesce a tirar su viaggia intorno ai 20 euro (o 25 dollari) al mese quando va bene. Sia ben chiaro che non ci mantieni una famiglia in queste condizioni e ora come ora ci riescono molto a stento pure nelle Filippine (al massimo sopravvivono con i guadagni online, ma si ritrovano comunque sempre in bolletta). Criptomonete, poi? Ora come ora con la DAC8? In area UE. L'onta della disoccupazione è diretta conseguenza di un paese di mentalità antiquastra, per dirla con il cugino di Paperino, ferma agli anni sessanta. Al boomer medio proprio non entra in testa e crede a tutt'ora di vivere al massimo negli anni ottanta. Quanto a Fantozzi, per come veniva trattato in azienda, avrebbe guadagnato in salute mentale mettendosi a casalingo, in quanto un lavoro avrebbe fatto meglio a trovarselo Pina, allora che sarebbe riuscita facilmente🤣
3)"La differenza è che questa volta non si tratterà solo di manodopera poco qualificata, ma di professionisti, impiegati, tecnici, creativi."
Come dicevo le altre volte, per forza di cose: la manodopera poco qualificata abbisogna di braccia (e spesso pure gambe) che sostituire costa un rene. Per la creatività basta un software di pochi dollari
Ora, la rogna in realtà si riassume nella cattiva volontà di copiare dal sistema anglosassone quel che lo fa funzionare a tassi di disoccupazione tra i più bassi del mondo: l'economia keynesiana. Negli USA, se ti cacciano dal lavoro, ma hai spirito imprenditoriale, apri una VAT (la loro p. IVA) e campi perchè il governo gringo non ha mai trattato l'imprenditore come il nemico pubblico n.1 da distruggere. Tutto l'opposto. Considerare invece che affari come un tasso di disoccupazione a livelli allarmanti si verifica nei più corrotti tra i paesi sviluppati, dove il piccolo commercio viene fatto fallire di proposito. Ora, notare che la copioneria marchiata terra gringa avviene soltanto per ogni💩 (chiedo venia per la cacchina: oggi niente peli sulla lingua😂) marchiata made in USA, ma le classi dirigenti si guardano bene dal copiare i modelli virtuosi.
Ma scusami, i paesi scandinavi come la Norvegia hanno il petrolio di stato, e sono pochissimi, e quindi potrebbero anche non lavorare se volessero, sono eccezioni più uniche che rare che non si possono applicare al resto del mondo, dove una quota di disoccupazione c'è sempre, ed è pure funzionale a chi deve assumere.
Però nei paesi anglosassoni (considerando pure la quota di disoccupazione tra le più basse del mondo) chi è disoccupato può pur sempre aprire p. IVA senza che il fisco e la burocrazia del paese di turno gli faccia fallire di proposito l'impresa. Perchè inutile illuderci: il piccolo commercio che in Italia e Spagna (forse pure Grecia, altrimenti non vi sarebbe la corsa alla migrazione economica dei cittadini greci in Inghilterra) fallisce un giorno si e l'altro pure, fa parte di un piano studiato a tavolino. Su Quora hanno illustrato per bene come la butta. Negli USA, in Canada, in Australia non fallisci (a meno di non essere proprio negato per la libera iniziativa economica), dato che non sei trattato da nemico pubblico n.1. Dunque, sebbene non si possa imitare i paesi scandinavi perchè lì c'è il petrolio (ok, chiedo venia perchè questo particolare del petrolio non lo conoscevo) e nel resto d'Europa no (però quel che invece si può fare è imitare l'attitudine virtuosa: nella loro cultura, Norvegia e Islanda in cima, tutti devono avere le stesse opportunità di tutti,lo stesso reddito e le stesse comodità, il che in Norvegia si traduce in stipendi assimilati, case uguali ovunque e perfino oggetti personali omologati, fino al dentifricio). Si potrebbe tutt'al più questionare sull'omologazione forzata, ma non sull'idea di fondo. Nulla comunque vieta di copiare dal modello economico anglosassone funzionante. Soltanto che non si fa perchè per cultura l'Italia è un paese esclusivista e classista: significa che una volta che ho sistemato la mia famiglia per le prossime sette generazioni, ho elargito favori ai parenti con i quali non sono in lite e al mio circolo sociale ereditato da dodici generazioni, chi non fa parte del mio circolo può pure morire ammazzato che me ne pulisco il didietro. Mi spiace, ma è proprio un fatto culturale radicato, altrimenti come altro si spiegherebbero i concorsi pubblici farlocchi, studiati apposta per fare vincere gli amici degli amici che non hanno mai aperto una pagina del materiale da studiare, mentre chi si è preparato per anni di fila senza mettere piede fuori casa (potendoselo permettere) finisce silurato? È la stessa mentalità che c'è dietro alla mancanza di alternative all'impiego sotto padrone e contemporaneamente al tasso di disoccupazione a livelli vergognosamente alti. E la Spagna non sta un gran che indietro all'Italia. La quota di disoccupazione funzionale a chi deve assumere la posso anche capire, ma non posso invece capire (o meglio, capisco, ma non condivido di certo) tutti gli ostacoli alle alternative all'impiego sotto padrone.
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STOPEh si, come dici serve sempre una quota di disoccupazione in modo da poter continuare a fare macelleria sociale, tanto se tu vai via fuori c'è la fila, cosa pretendi? Ringrazia che lavori
Ringrazia che ti do un lavoro è infatti la tipica frase che ci si sente dire quando si viene assunti, come se si avesse ricevuto la grazia dall'alto dei cieli di sgobbare per un salario da fame.