L'AI ci renderà più stupidi?

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Una delle grandi accuse mosse contro l'uso dell'intelligenza artificiale , strumento sempre più diffuso nella popolazione mondiale, e usato in più settori, dall'entertainment al mondo del lavoro, è il fatto che abbasserà il Q.I medio delle persone, il famoso quoziente intellettivo, indice usato per cercare di misurare le capacità intellettive.

In verità, credo che chi conosce veramente questi modelli, chi sa sfruttare questi strumenti a proprio beneficio, non rischi di diventare "più stupido", ma, al contrario, possa anche aumentare le proprie conoscenze e abilità, tenendo presente che il lavoro prodotto dall'AI deve sempre essere controllato.

Ma, ahimè, questo non è il caso per la stragrande maggioranza delle persone, che si ritrova questo nuovo giocattolino , l'AI, calato dall'alto e ora non riesca a smettere di giocarci.

Il fulcro del problema è proprio il fatto di "delegare" in continuazione il lavoro intellettivo alle A.I, finendo per non sviluppare la nostra creatività, la nostra intuizione e il nostro spirito di Problem Solving.

Questa problematica si fa particolarmente grave quando si parla dei ragazzi e della scuola: infatti, sta diventando una pratica sempre più comune far fare i compiti per casa da ChatGPT e soci, cercando di camuffare lo stile di scrittura con prompt del tipo "scrivilo come un ragazzo delle medie", oppure " mettici qualche errore di ortografia".

Un'altra categoria sotto attacco da questo problema è quello dei neo-assunti, che negli USA prendono il nome di posizioni Junior: anche lì l'AI sta entrando a gamba tesa, occupando e svolgendo le mansioni di solito lasciate ai nuovi assunti per far gavetta ed iniziare a guadagnarsi un po' di esperienza nel settore.

Questa logica sta invadendo anche il mondo del lavoro. Milioni di “stagisti digitali” instancabili, economici, apparentemente competenti. Hanno letto tutto, ma non hanno vissuto nulla. A loro affidiamo la gavetta, distruggendo il processo con cui gli esseri umani imparano davvero.

Esiste una conoscenza tacita, un sapere che non si apprende dai libri né dai database. È il “saper fare”, sacrificato sull’altare del risultato immediato.

Trattiamo questi sistemi come oracoli, quando in realtà sono calderoni che ribollono dei nostri stessi bias. Specchi che riflettono i nostri peccati cognitivi.

L’intelligenza artificiale, in questo schema, non è un assistente: è un’infrastruttura di framing. Ci spinge dolcemente verso la scelta più probabile, più aggregata, più sterile. Ci convince che la pigrizia sia efficienza, trasformando la resa cognitiva in un servizio a pagamento.

Eppure una via di uscita esiste. La prima regola è trattare ogni output dell’IA come un semilavorato, mai come un prodotto finito. Contaminarlo con l’esperienza vissuta: errori, cicatrici, fallimenti. La macchina fornisce la statistica, l’essere umano deve fornire il senso.

Serve poi allenare deliberatamente il giudizio critico. Isolare problemi complessi, imporre blackout digitali, tornare a carta e penna. Non è luddismo, è ginnastica mentale. L’unico muscolo che ci distingue davvero dalle macchine è la capacità di giudizio.

Infine, smettere di applaudire l’auto-completamento come se fosse intelligenza. Ogni pensiero delegato per pigrizia allena il nostro sostituto. E allora non saremo vittime di un futuro distopico, ma i suoi architetti volontari.

La fatica di pensare non è un difetto da correggere. È l’unica cosa che ci rende ancora rilevanti come essere umani.

Grazie dell'attenzione e alla prossima.

Immagine realizzata con Gemini



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E per non parlare del fatto che i motori di ricerca adesso con ai ti danno un bel riassunto senza dover cercare tu ne fare alcun approfondimento... Insomma pigrizia allo stato puro

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È vero, ma bisogna sempre controllare, mai fidarsi del risultato, ma prevedo tanti errori madornali con questa modalità.

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Questo l’ho notato anch’io, a volte effettivamente è comodo, ma per ora leggo sempre il risultato della ricerca in quanto l’Ai, a volte, ha delle allucinazioni

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Mi piacciono molto gli argomenti che tratti. Qui di seguito il mio pensiero a riguardo. L’intelligenza artificiale non ci renderà automaticamente più stupidi. Lo farà solo se smetteremo di usarla come supporto e inizieremo a usarla come nostro sostituto. Per ora siamo sempre noi che stiamo usando qualcosa, quindi se la useremo male ci farà del male, se la useremo bene, ci farà del bene. La calcolatrice ed il computer non ci hanno resi più stupidi, ci hanno fatto abbattere dei limiti.

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Forse sarà uno spartiacque, chi saprà usare l'AI come strumento riuscirà a raccoglierne i benefici, ma ho paura che per molte persone non sarà così.

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